CONFESSIONI DI UNA MALANDRINA

Pubblicato il da verisimiglianze di Veronica Zizzari Harrach

Cito un titolo, modificandolo leggermente e sostanzialmente, di una canzone di Branduardi che ha segnato, in qualche misura, i miei primi anni universitari.

 

Il testo, certo riadattandolo, inoltre, viene preso dal cantautore da un poeta russo non noto e, a me, abbastanza simpatico, un autore di inizio secolo.

 

Questi giorni, sonnolenti, trascorrono semplicemente, lentamente e sobriamente. Ho un pensiero che risuona e ha come filo rosso la semplicità e la povertà.

 

Tanti anni fa quando ero in ricerca vocazionale, in un maggio lontano in una piccola cappella del Sacro Convento, recente rispetto all'esterno ben più vetusto chiesi, in un eccesso di zelo, in un eccesso di vita, la vera umiltà del cuore: avrei voluto conoscere il volto di Dio, la vera voce del  mio Creatore.

 

Quella antica domanda ha avuto una qualche risposta in questo periodo di Avvento.

 

Come ho sentito, per caso, via radio giorni fa, per mettere a scacco il peccato bisogna dire NO, RINUNCIARE.

 

Rinunciare è sublime cosa e libera lo spirito, non è fine a se stessa e concilia con il mio prossimo.

 

Il Maestro non è la perfezione ma Gesù Cristo e, come moglie, mio marito.

 

Ho maggiore consapevolezza di me attraverso un recupero del tempo di Dio, tutta me stessa vorrebbe essere una lode al mio Dio e non mi importa poi così tanto se non riesco o riuscirò ad esplicare il tutto convenientemente.

 

Non mi interessa, ora, oggi, in questa Veronica, dare una linearità dura, articolata, vivace e poliedrica della epifania.

 

Essa è.

 

E con questa nota alzo la mia lode a Dio consapevole anche di non capire e serena nel rinunciare allo sforzo intellettuale per dar voce alla mia anima.

 

Auguro a voi un periodo fecondo.

 

 

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