et nos cedemus amori
Prendo spunto da un cortometraggio di Herzog :
dato che il mio è davvero un pretesto effimero per parlare di un tema che ha il pondus e l'honos come fratelli, l'amore.
Invece di mangiare le mie di scarpe, che sarebbe difficili anche da cucinare, cuocerò, e qui è proprio doveroso il richiamo intimo e viscerale, tutto mio e fieramente soggettivo, all'arte rituale legata alla cottura e all' uso degli avanzi del cibo nella tradizione indiana.
Nel mio modo a spirale avverto che una volta innescato un meccanismo si procede, irriducibilmente, a centrifuga, per quanto riguarda la rapidità degli avvenimenti e delle modalità rappresentative e ad implosione per quanto riguarda la manifestazione della mia visceralità.
Vi è quel troppo che, su questa terra, non dovrebbe congiungersi se non raramente e, presentato come dono, lo si dovrebbe vivere in estatica visione.
Da qualche giorno mi sono trovata a fare i conti con la mia amata quotidianeità e mi sono aperta, non con qualche resistenza, alla compromettente (arte) del raccontare.
Gli occhi di mio marito li conosco da molto tempo, venti anni? ci siamo piaciuti ed ora che ne abbiamo 31 ci interroghiamo, il più delle volte muti, amandoci intensamente, visceralmente, mentalmente in semplicità.
Io mi dico, mentre gli sono accanto, durante la mia insonnia, se gli attimi lunghi e brevi, la vita, la nostra storia d'amore non ci sia stata concessa per essere un lungo e dolce commiato funebre da questo mondo.
Ritengo che alla fine dei nostri giorni non ci sarà Tempo, come per le grandi imprese e le parole e le carezze e gli sguardi nostri estremi, temporalmente limitati, staranno lì nel vuoto silenzioso dell'attesa, a memoria di quelli gioiosi, noiosi, materni, oziosi e contraddittori in un intimo e fecondo legame con la vita e la morte sarà, così, forse, meno crudele.
Il mio contemplativo riserbo in fattto di grandi temi mi guida dà sapore e aiuta a far confluire nell'immenso Amore di Dio il Mio amore.
Chiudo gli occhi e penso che sono padrona delle azioni e per un attimo il tempo lo avverto come lineare, ma vi è il seme della dialettica, lo specchio della contraddizione e, dunque, riparte la giostra e l'insonnia sale.
L' amore si sedimenta e diviene unione profonda e simbiosi: un tutto comprendere ed un tutto patire.
Solamente un piccolo omaggio al mio sposo in un'orma delle mie e nostre modalità esistenziali, sobriamente e dolcemente e pazzamente vissute
Lui che fu il mio primo amore sarà mio compagno di tomba nella morte.
Questo bramavo e questo ho ricevuto in dono.
Bella visione, quella medievale, che voleva che i defunti sposi fossero adagiati nel sepolcro non fianco a fianco ma con le piante dei piedi l'una davanti all'altra per permettere loro, nel giorno del Giudizio, di baciarsi e godere, in eterno, della mistica e fisica unione.
Sì indubbiamente scelgo questa dolce e umana visione. Il pensiero è azione poietica e non lo è. Dio gestirà la contraddizione e la carità rimarrà.
Stefano, mio amore, ti amo
prendendo spunto dall' Ippolito, figura, come ben sai, a me molto cara.