in memoria
Lettera ad una Zia
Cara Zia, sono Vero.
In questi due intensi giorni ho pensato, riflettuto, cercato di scavare nella mia mente per trovare la “frase giusta” che rappresentasse il distacco, il dolore del distacco da te.
Properzio, Cavalcanti, Dante, Tasso, Shakespeare, forse Gozzano, l'intimistico e quotidiano Gozzano o la bella immagine della zia del protagonista de Il garofano Rosso di Elio Vittorini.
Pensa anche lei, un po' come te, sapeva di biscotti.
Io ho nel cuore il ricordo di te che rassetti, cucini, premurosa ed attenta!
I tuoi gesti erano sapienti ed attenti come le mani di certe monache che ho conosciuto.
Ricordo che per leggere le istruzioni, dal detersivo all'applicazione del pc passando per un bel romanzo o libro di poesie, toglievi gli occhiali e ne mettevi un'asta tra le labbra: mi sembravi buffa e bellissima!
Eri precisa e metodica, come me, poi il lato estroso e più irrequieto, le sfuriate con mia madre e la tua e le repentine rappacificazioni.
Il tuo passo, il nostro viaggio verso Moggio Udinese con le belle canzoni di Battiato di sottofondo e le piccole divergenze sul come si dovesse mangiare il pollo, il pollo di Resiutta, se con le mani o meno, e mille altre immagini allegoriche, non simboliche attenta.
Sì perché il tuo ricordo, Zia Lina, rimanderà direttamente a te, come per l'uomo medievale le immagini della Commedia dantesca o, tutt'ora, per noi, la bandiera tricolore.
Essa è l'Italia non la sua rappresentazione, così tu sei, nel senso di esistere, il ricordo: il tuo ricordo nei nostri cuori.
Grazie di tutto!
Salutaci nonno Lelio